Spaccio o acquisto di sostanze stupefacenti per uso personale

Spaccio o acquisto di sostanze stupefacenti per uso personale

D. Si può parlare di acquisto per uso personale se si è senza lavoro?

R. A rendere ancora più delicata la posizione di uno straniero, poi, anche il fatto che egli abbia portato in strada della droga già confezionata e pronta alla vendita. Respinta la tesi di un acquisto effettuato a scopo personale.  (Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza n. 41978/16; depositata il 5 ottobre)

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Coltivazione in casa di sostanze stupefacenti

Coltivazione in casa di sostanze stupefacenti

D. Si può essere condannati se si coltivano tre piantine di marijuana in casa?

R. Decisivo il quadro emerso da un controllo nell’abitazione: un locale è stato attrezzato per la coltivazione della marijuana, sfruttando anche lampade alogene e un ventilatore. Dalla consulenza tossicologica è emerso che le piante avrebbero prodotto circa quindici dosi.(Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza n. 41319/16; depositata il 3 ottobre)

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Maternità surrogata e ordine pubblico

Maternità surrogata e ordine pubblico

D. Essere figlio di due madri contrastra con l’ordine pubblico?

R. La Cassazione dichiara che non contrasta con l’ordine pubblico e, dunque, può essere trascritto in Italia l’atto di nascita formato all’estero in cui un bambino è registrato come figlio di due madri (colei che lo ha partorito e quella che ha donato l’ovulo, fecondato con seme di uomo anonimo). (Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza n. 19599/16; depositata il 30 settembre)

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Licenziamento e infermità

Licenziamento e infermità


Infermità fisica della dipendente: a chi spetta dimostrare l’assenza di mansioni compatibili?

La sopravvenuta infermità permanente e la conseguente impossibilità della prestazione lavorativa possono giustificare oggettivamente il recesso del datore di lavoro subordinato, ai sensi della L. n. 604/1966, a condizione che risulti ineseguibile l’attività svolta in concreto dal prestatore e che non sia possibile assegnare il lavoratore a mansioni equivalenti, ai sensi dell’art. 2103 c.c., ed eventualmente inferiori, in difetto di altre soluzioni. Ciò è quanto disposto dalla Corte di Cassazione, sezione Lavoro, sentenza n. 18594/2016, depositata il 22 settembre.

Il caso. La Corte d’appello competente accoglieva il ricorso proposto dalla ricorrente nei confronti di una Cooperativa Sociale e dichiarava l’illegittimità del licenziamento intimato dalla stessa società condannandola a reintegrare la ricorrente nel posto di lavoro occupato in precedenza, con attribuzioni di mansioni compatibili con il suo stato di salute, nonché a corrisponderle le retribuzioni maturate dalla data del recesso fino a quella dell’effettiva reintegra. La Corte territoriale aveva premesso che il licenziamento era stato intimato per giustificato motivo oggettivo a causa della sopravvenuta inidoneità fisica della dipendente che svolgeva le mansioni di assistente nel servizio di prescuola e doposcuola. Tuttavia, la ricorrente aveva, nell’atto introduttivo, specificatamente dedotto di poter essere adibita ad alcuni centri anziani. La società, pur avendo contestato le allegazioni dell’atto introduttivo, non aveva però avanzato alcuna richiesta istruttoria, essendosi limitata ad affermare che i posti richiesti erano occupati da altro personale. Pertanto,  la Corte d’Appello adita aveva escluso che la società avesse assolto all’onere della prova sulla stessa gravante.

Avverso tale sentenza, la società proponeva ricorso per cassazione.

La ricorrente sosteneva che la domanda di reintegrazione non poteva essere accolta in quanto “pretestuosa ed impossibile” dal momento che tanto la dipendente tanto la Corte d’Appello territoriale non avevano saputo indicare quali fossero i posti disponibili, compatibili con lo stato di salute della dipendente.

La Suprema Corte, invece, riteneva il motivo infondato. Infatti, le Sezioni Unite della Suprema Corte, con la sentenza n. 7755/1998, avevano già affermato che “la sopravvenuta infermità permanente e la conseguente impossibilità della prestazione lavorativa possono giustificare oggettivamente il recesso del datore di lavoro subordinato, ai sensi della L. n. 604/1966, a condizione che risulti ineseguibile l’attività svolta in concreto dal prestatore e che non sia possibile assegnare il lavoratore a mansioni equivalenti, ai sensi dell’art. 2103 c.c., ed eventualmente inferiori, in difetto di altre soluzioni”. Al riguardo, era stato, inoltre, sottolineato che nell’ipotesi di licenziamento per sopravvenuta inidoneità fisica del lavoratore, il giustificato motivo oggettivo consiste non solo nella fisica inidoneità del lavoratore all’attività attuale, ma anche nell’inesistenza in azienda di altre attività compatibili con lo stato di salute del lavoratore ed a quest’ultimo attribuibili senza alterare l’organizzazione produttiva, “onde spetta al datore di lavoro convenuto in giudizio dal lavoratore, in sede di impugnativa del licenziamento, fornire la prova delle attività svolte in azienda e dell’impossibilità di adibire il lavoratore ad altre mansioni”.

Alla luce di quanto sopra, gli Ermellini ritenendo che la Corte d’Appello territoriale si era correttamente attenuta a tali principi, ragion per cui spettava alla società dimostrare l’indisponibilità delle posizioni lavorative indicate dalla ricorrente, rigettava il ricorso.

Avvocato Anna Maria Cupolillo Staff Giuridico Avvocato Express

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Revoca del permesso di soggiorno

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D. Il permesso di soggiorno può essere revocato a causa della pericolosità sociale nonostante il matrimonio con una cittadina italiana?

R. La lettura coordinata della norma sul mantenimento del titolo di soggiorno, che pone come limite non superabile i motivi di ordine e sicurezza pubblica al fine di conservare il diritto al rinnovo del permesso di soggiorno, e di quella riguardante l’allontanamento coattivo consente di affermare che, nel sistema del d.lgs. n. 30/2007 esiste un complesso normativo di condizioni impeditive del rinnovo di permesso di soggiorno. Condizioni che coincidono con quelle che possono portare all’allontanamento, all’espulsione e al successivo accompagnamento coattivo del cittadino straniero. (Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza n. 19337/16; depositata il 29 settembre)

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