Ascensori per disabili

Ascensori per disabili

D. Ascensori per disabili, ok anche se riducono gli spazi comuni?

R. Si! I disagi dei condomini sono controbilanciati dal normale utilizzo del bene comune da parte del condomino portatore di handicap. Un ascensore per disabili può essere installato anche se riduce la larghezza della scala condominiale. Inoltre, i lavori possono essere autorizzati anche in deroga alle regole sulla maggioranza previste per le innovazioni ordinarie. È questa, in sintesi, la conclusione cui è arrivata la Corte di Cassazione che, con la sentenza 16846/2015, ha respinto il ricorso di un condominio.

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P.S. I nostri post tendono ad una informazione sulle novità giuridiche (tratti da sentenze della Corte di Cassazione, dalle sentenze dei Tribunali, dalle sentenze dei Giudici amministrativi, nonché, da riviste specializzate on line e di cui omettiamo il riferimento in ottemperanza al divieto di pubblicità occulta). Per una migliore comprensione e fruibilità l’impostazione scelta è quella di domanda e risposta. Si precisa, ove ve ne fosse bisogno, che nessun post rappresenta casi e/o domande sottoposte alla nostra piattaforma che rimangono riservati in ossequio al diritto di riservatezza.

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Affidamento in prova

Affidamento in prova

D. L’affidamento in prova al servizio sociale dopo lo svuota carceri: problemi di tenuta costituzionale dell’affidamento allargato?

R. La novella legislativa del c.d. svuota carceri (d.l. n 146/2013, convertito, con modificazioni, nella legge n. 10/2014), nell’affrontare sul piano sistematico il problema del sovraffollamento carcerario (divenuto cronico tanto da costringere la Corte europea dei diritti umani ad emettere una sentenza pilota l’8 gennaio 2013 nel caso Torreggiani, precettando lo Stato italiano ad emettere misure normative e strutturali per risolvere la grave violazione dei diritti umani del detenuti), è intervenuta sul versante del potenziamento delle misure alternative alla detenzione, con il chiaro obiettivo di deflazione le presenze dei reclusi negli istituti penitenziari.

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Contrassegno

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D. I furbetti del tagliandino favoriti dalla burocrazia inconcludente?

R. Si! Per incomprensibili cavilli burocratici non esistono ancora vigili elettronici specificamente omologati esclusivamente per il controllo della mancata copertura assicurativa dei veicoli. Ma le multe restano in agguato per chi incorre in un autovelox o in un varco elettronico senza assicurazione. Oppure per chi viene fermato dalla polizia che nelle more dei formalismi utilizza da tempo ingegnosi sistemi che permettono di individuare in tempo reale il trasgressore in arrivo verso la pattuglia. Lo ha evidenziato il Ministero dei Trasporti con il parere n. 3560/2015. Il legislatore ha tentato ripetutamente di incentivare il controllo automatico del certificati assicurativi in virtù del progressivo dichiarato aumento dei mezzi in circolazione senza copertura RCauto. In realtà la questione resta complessa e disciplinata in modalità variegata (con una implicita esclusione dei controlli semaforici).

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Oltraggio

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D. Sfogo dell’imputato: «Da quanto tempo fa il giudice?». Domanda ironica?

R. No, è oltraggio! Confermata la condanna nei confronti di due uomini: due mesi direclusione ciascuno. Fatali le espressioni rivolte al magistrato in udienza, espressioni con cui, in sostanza, il giudice è stato indicato come professionalmente non competente.
(Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza n. 36648/15; depositata il 10 settembre)

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Spostamenti e orari lavoro

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D. Gli spostamenti da casa al cliente e viceversa rientrano nell’orario di lavoro?

R. Si! L’art. 2, punto 1, Direttiva 2003/88/CE, concernente taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro, deve essere interpretato nel senso che, in circostanze come quelle che caratterizzano il procedimento principale, nelle quali i lavoratori non hanno un luogo di lavoro fisso o abituale (c.d. lavoratori itineranti), costituisce «orario di lavoro», ai sensi di tale disposizione, il tempo di spostamento che essi impiegano per i trasferimenti quotidiani tra il loro domicilio ed i luoghi in cui si trovano il primo e l’ultimo cliente indicati dal loro datore di lavoro.
(Corte di Giustizia UE, Terza Sezione, sentenza 10 settembre 2015, causa C-266/14)

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