da Anna Maria Cupolillo | Ott 28, 2015 | Senza categoria
D. Notifiche ricorso via PEC: il percorso telematico è ormai irreversibile?
R. Si! Non è nulla la notifica del ricorso effettuata in assenza dell’autorizzazione presidenziale di cui all’art. 52, comma 2, del c.p.a. il quale dispone che: «Il presidente può autorizzare la notificazione del ricorso o di provvedimenti anche direttamente dal difensore con qualunque mezzo idoneo, compresi quelli per via telematica o fax, ai sensi dell’art. 151 c.p.c.». (Consiglio di Stato, sez. V, sentenza n. 4862/15; depositata il 22 ottobre)
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P.S. I nostri post tendono ad una informazione sulle novità giuridiche (tratti da sentenze della Corte di Cassazione, dalle sentenze dei Tribunali, dalle sentenze dei Giudici amministrativi, nonché, da riviste specializzate on line e di cui omettiamo il riferimento in ottemperanza al divieto di pubblicità occulta). Per una migliore comprensione e fruibilità l’impostazione scelta è quella di domanda e risposta. Si precisa, ove ve ne fosse bisogno, che nessun post rappresenta casi e/o domande sottoposte alla nostra piattaforma che rimangono riservati in ossequio al diritto di riservatezza.
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“AvvocatoExpress: un semplice tocco e tutto cambia!”
da Avvocato Express | Ott 24, 2015 | Senza categoria
D. L’età del minore adottato rileva ai fini dell’erogazione dell’indennità di maternità?
R. No, non rileva. Prevedere l’erogazione dell’indennità di maternità soltanto qualora il minore non abbia compiuto sei anni, nei soli casi di madre lavoratrice libera professionista che abbia adottato un bambino di nazionalità italiana, costituisce una violazione dei principi di uguaglianza e di tutela della maternità e dell’infanzia. Lo ha deciso la Corte Costituzionale nella sentenza n. 205/2015 depositata il 22 ottobre. A chiosa di quanto sopra, la Consulta ha ribadito come la posizione della madre e del figlio adottato, di nazionalità italiana, non possa considerarsi meno meritevole di tutela per il solo fatto che il bambino ha superato i sei anni di età al momento di ingresso nel nucleo familiare, essendo il momento dell’inserimento sempre ed ugualmente delicato.
Il giudice delle leggi ha, peraltro, precisato come l’art.20 del d.lgs. 80/2015 (misure per la conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro) – normativa che non dispiega effetti nel caso di specie – affranchi definitivamente l’erogazione dell’indennità dal requisito dell’età del bambino, ottemperando alle esigenze di tutela di cui sopra.
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da Avvocato Express | Ott 24, 2015 | Senza categoria
D. «Entro e spacco tutto!»: quali i limiti del danneggiamento aggravato?
R. È pacifico che alla luce della pluralità delle condotte tipizzate dall’art. 614 c.p. che disciplina la violazione di domicilio, secondo cui il reato si configura sia in caso di introduzione che di trattenimento nel luogo di privata dimora altrui, le aggravanti di cui all’ultimo capoverso ricorrono ogni qualvolta la violenza si manifesti in uno qualsiasi dei diversi momenti nei quali si estrinseca e si svolge la fase esecutiva del reato, e pertanto anche quando la violenza sulle cose o alle persone non sia usata inizialmente per l’illecita introduzione ma successivamente per intrattenersi nel domicilio contro la volontà dell’avente diretto. Ne deriva che da detta condotta può considerarsi esclusa la sola violenza esercitata non per entrare o intrattenersi nell’altrui abitazione ma per commettere altro reato, con la conseguenza di rendere condotta in parola aggravata i sensi dell’articolo 61 n. 2 c.p. e rendere il reato procedibile a querela. (Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza n. 42581/15; depositata il 22 ottobre)
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da Avvocato Express | Ott 24, 2015 | Senza categoria
D. L’esercizio dell’opzione fa cessare il rapporto di lavoro?
R. Si! In caso di licenziamento illegittimo, qualora il lavoratore opti per l’indennità sostitutiva della reintegrazione, avvalendosi della facoltà prevista dall’art. 18, comma 5, Stat. lav. (nel testo previgente alla c.d. Riforma Fornero), il rapporto di lavoro si estingue con la comunicazione di tale scelta, senza che sia necessario l’effettivo pagamento dell’indennità. (Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza n. 21494/15; depositata il 22 ottobre)
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