da Anna Maria Cupolillo | Mag 29, 2017 | Senza categoria
D. In caso di erronea dichiarazione del terzo: va impugnata l’ordinanza di assegnazione di somme?
R. In tema di pignoramento presso terzi, ove la dichiarazione ex art. 547 c.p.c. sia inficiata da errore di fatto, il terzo può sempre revocarla e sostituirla con altra ritenuta corretta, ma solo se l’errore sia a lui non imputabile (o sia comunque scusabile) e a condizione che ciò avvenga entro l’udienza al cui esito il giudice dell’esecuzione abbia provveduto o si sia riservato di provvedere. Pertanto, qualora lo stesso giudice abbia, ciononostante, emesso ordinanza di assegnazione ai sensi dell’art. 553 c.p.c. sulla base della prima dichiarazione, il terzo può proporre opposizione agli atti esecutivi avverso la stessa ordinanza per farne valere l’illegittimità, derivante dalla mancata considerazione degli effetti della revoca tempestivamente effettuata dal terzo stesso. (Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza n. 13143/17; depositata il 25 maggio)
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da Anna Maria Cupolillo | Mag 29, 2017 | Senza categoria
D. La disdetta di un contratto di assicurazione segue le regole del decreto legge in vigore al tempo del suo esercizio?
R. E’ valido ed efficace il recesso dell’assicurato da un contratto di assicurazione pluriennale, avvenuto ai sensi dell’art. 5, comma 4, d.l. n. 7/2007, e perfezionatosi prima della Legge di conversione n. 40/2007. Ciò in quanto l’emendamento correttivo non può che decorrere dal giorno della conversione, quindi valere solamente per le disdette successive ad essa. (Corte di Cassazione, sez. III Civile, ordinanza n. 13157/17; depositata il 25 maggio)
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da Anna Maria Cupolillo | Mag 27, 2017 | Senza categoria
Condannato per truffa e appropriazione indebita l’amministratore che intasca i soldi dei condomini
Il delitto di appropriazione indebita è integrato dalla interversione del possesso che si manifesta nel momento in cui l’autore si comporti uti dominus non restituendo il bene di cui aveva la disponibilità senza darne una giustificazione, mentre la truffa può dunque dirsi consumata nel momento in cui si verifica la perdita definitiva del bene che costituisce danno per il raggirato e ingiusto profitto dell’agente. Ciò è quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, sez. II Penale, sentenza n, 25444/2017, depositata il 22 maggio.
Il caso. La Corte di Appello territoriale aveva integralmente confermato la sentenza di primo grado con cui l’amministratore di un Condominio era stato ritenuto responsabile dei reati di cui agli artt. 646 c.p. (per essersi appropriato, nella sua qualità di amministratore, di somme versate dai condomini per spese di gestione dell’immobile) e 640 c.p. (per aver indotto i condomini in errore circa l’entità delle spese di gestione da sostenere ed essersi così fatto versare dagli stessi somme non dovute) ed era stato conseguentemente condannato alla pena ritenuta di giustizia e al risarcimento dei danni subiti dal Condominio costituitosi parte civile.
L’imputato, a mezzo del proprio difensore, aveva proposto ricorso per Cassazione deducendo in buona sostanza la falsa applicazione degli artt. 646 e 640 c.p.
Il Supremo Collegio ribadiva l’orientamento secondo cui “il delitto di appropriazione indebita è integrato dalla interversione del possesso, che si manifesta quando l’autore si comporti uti dominus non restituendo il bene di cui ha avuto la disponibilità senza giustificazione, così da evidenziare in maniera incontrovertibile anche l’elemento soggettivo del reato (Sez. 2, n. 25288 del 31/05/2016 – dep. 17/06/2016, Trovato, Rv. 26711401)”. Ed era proprio questa l’ipotesi verificata dai giudici di secondo grado nel caso in esame nel momento in cui si era manifestata l’intenzione dell’imputato di trattenere per sé le somme che sarebbero dovute essere presenti sul conto corrente condominiale, essendo in tal senso irrilevante il momento in cui si fosse venuto a conoscenza del comportamento illecito dell’agente. Il delitto di appropriazione indebita ha, infatti, natura istantanea e si consuma con la prima condotta appropriativa della res.
Per quanto atteneva all’altra ipotesi delittuosa contestata, gli Ermellini affermavano che il momento consumativo della truffa doveva essere individuato nel momento in cui si verificava il danno patrimoniale per i condomini e l’arricchimento dell’agente, essendo necessario che questo entrasse nella giuridica disponibilità dell’agente stesso, non essendo sufficiente il fatto che fosse uscito da quella del soggetto passivo. La truffa poteva, pertanto, dirsi consumata nel momento in cui si verificava la perdita definitiva del bene che costituiva danno per il raggirato e ingiusto profitto dell’agente. Nel caso in esame, la ricostruzione delle dinamiche temporali della vicenda, portava i Giudici di legittimità ad escludere la recidiva contestata, dichiarando la prescrizione dell’imputazione per il reato di cui al’art. 640 c.p..
Per tali motivi, la Corte di Cassazione annullava la sentenza impugnata limitatamente all’affermazione di responsabilità in ordine al reato di cui all’art. 640 c.p., previa esclusione della contestata recidiva, essendo lo stesso estinto per prescrizione, con rinvio ad altra sezione della Corte d’Appello competente per la rideterminazione della pena e dichiarava inammissibile il ricorso limitatamente al delitto di appropriazione indebita.
Avvocato Anna Maria Cupolillo Staff Giuridico Avvocato Express
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da Anna Maria Cupolillo | Mag 27, 2017 | Senza categoria
D. Quali sono le conseguenze se le aree a parcheggio non vengono realizzate?
R. Il riconoscimento giudiziale del diritto reale di uso sulle aree vincolate a parcheggio può avere ad oggetto solo le aree effettivamente realizzate e destinate a tale scopo. Ove, difformemente da quanto stabilito nel progetto allegato al titolo abilitativo dei lavori, le aree a parcheggio non siano state effettivamente realizzate, non è possibile chiedere alcuna tutela ripristinatoria essendo possibile solo una tutela risarcitoria. (Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza n. 13210/17; depositata il 25 maggio)
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da Anna Maria Cupolillo | Mag 27, 2017 | Senza categoria
D. La banca è obbligata ad esibire i saldi di conto corrente sino a risalire al momento di apertura?
R. Nel caso in cui non vengano depositati i documenti comprovanti il credito, il giudice deve decidere in ragione della documentazione presente in atti. (Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza n. 13258/17; depositata il 25 maggio)
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da Anna Maria Cupolillo | Mag 23, 2017 | Senza categoria
D. Il fortuito comportamento dell’alunno esclude la responsabilità della scuola?
R. Maestri e precettori, per superare la presunzione di responsabilità a loro carico di cui all’art. 2048 c.c., è necessario che dimostrino di aver esercitato la dovuta vigilanza sugli alunni, anche in virtù del carattere imprevedibile e repentino dell’azione dannosa. (Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 3, ordinanza n. 12842/17; depositata il 22 maggio)
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da Anna Maria Cupolillo | Mag 22, 2017 | Senza categoria
Stalking: il cambiamento delle abitudini di vita non è un’operazione matematica
In tema di stalking, l’apprezzamento del “cambiamento delle abitudini di vita” della persona offesa richiede la valutazione del significato e della portata delle conseguenze emotive, oltre che delle costrizioni subite, nella propria quotidianità non da un punto di vista meramente quantitativo. Questo è ciò che ha stabilito la Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza n. 22194/2017, depositata l’8 maggio.
La vicenda. La Corte d’appello territoriale confermava la pronunzia di primo grado emessa dal Tribunale competente, con la quale l’imputato era stato condannato per i reati di atti persecutori e di furto aggravato di un furgone, commesso – secondo l’ipotesi accusatoria – al fine di realizzare il reato di cui all’art. 612 bis cod. pen. causando un perdurante e grave stato di ansia e timore per l’incolumità della persona offesa e per quella dei suoi prossimi congiunti con lei conviventi, inviandole numerosi SMS ingiuriosi, aggredendola sia fisicamente che verbalmente, presentandosi presso la sua abitazione nottetempo e suonando insistentemente al citofono.
Avverso tale sentenza, l’imputato ricorreva in Cassazione, con cinque motivi, lamentandosi, sostanzialmente, per la ritenuta sussistenza degli elementi costitutivi del reato.
Gli Ermellini avevano premesso, in via generale, che “con l’introduzione della fattispecie di cui all’art. 612 bis cod. pen. il legislatore ha voluto, prendendo spunto dalla disciplina di altri ordinamenti, colmare un vuoto di tutela ritenuto inaccettabile rispetto a condotte che, ancorché non violente, recano un apprezzabile turbamento nella vittima. Il legislatore ha preso atto però che la violenza (declinata nelle diverse forme delle percosse, della violenza privata, delle lesioni personali, della violenza sessuale) spesso è l’esito di una pregressa condotta persecutoria; pertanto, mediante l’incriminazione degli atti persecutori si è inteso in qualche modo anticipare la tutela della libertà personale e dell’incolumità fisio-psichica attraverso l’incriminazione di condotte che, precedentemente, parevano sostanzialmente inoffensive e, dunque, non sussumibili in alcuna fattispecie penalmente rilevante o in fattispecie per così dire minori, quali la minaccia o la molestia alle persone”.
Da tale presupposto conseguiva che il delitto di atti persecutori era integrato anche da due sole condotte tra quelle descritte dall’art. 612-bis c.p., come tali idonee, dunque, ad integrare il requisito delle reiterazione.
Inoltre, l’arco temporale in cui si sviluppavano le condotte era invece irrilevante potendo anche essere reiterate in un breve lasso di tempo, trattandosi di un reato abituale, posto che, come affermava testualmente la Corte, “è dunque l’atteggiamento persecutorio ad assumere specifica autonoma offensività ed è per l’appunto alla condotta persecutoria nel suo complesso che deve guardarsi per valutarne la tipicità”.
La condotta complessivamente considerata doveva, pertanto, portare all’evento del “cambiamento delle abitudini di vita” della persona offesa anche a seguito dell’ennesimo atto persecutorio che avesse procurato un progressivo accumulo di disagio.
Altresì, i giudici di legittimità specificavano che nell’apprezzamento del “cambiamento delle abitudini di vita” dovevano essere considerate le conseguenze emotive ed il significato delle costrizioni subite dalla persona offesa nella propria quotidianità e non le sole variazioni subite da un punto di vista meramente quantitativo. Infine, il Supremo Collegio precisava che avendo il reato natura abituale d’evento, l’elemento soggettivo era integrato dal dolo generico individuato nella volontà di porre in essere condotte di minacce e molestie nella consapevolezza della loro idoneità a produrre le alterazioni previste dalla norma incriminatrice.
Per tali motivi la Corte di Cassazione rigettava il ricorso e condannava il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Avvocato Anna Maria Cupolillo Staff Giuridico Avvocato Express
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da Anna Maria Cupolillo | Mag 22, 2017 | Senza categoria
D. Le spese successive al distacco dall’impianto di riscaldamento posso essere ripartite secondo la volontà dei condomini?
R. L’interpretazione del regolamento di condominio contrattuale da parte del giudice di merito è insindacabile nel giudizio di legittimità a meno che non riveli violazione dei canoni di ermeneutica oppure vizi logici. (Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 2, ordinanza n. 12580/17; depositata il 18 maggio)
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