da Anna Maria Cupolillo | Feb 1, 2017 | Senza categoria
D. Il meccanico danneggia l’auto: quando si prescrive il termine per la richiesta di risarcimento?
R. Il termine di prescrizione previsto per il contratto d’opera è quello annuale. Non è ammissibile, nella fattispecie in questione, la tesi della riconducibilità della prestazione d’opera al concetto di (autonoma) responsabilità extracontrattuale da custodia. (Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza n. 2292/17; depositata il 30 gennaio)
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da Anna Maria Cupolillo | Feb 1, 2017 | Senza categoria
D. Cosa succede in caso di accordo di mediazione e successiva delibera condominiale contraria?
R. Il principio di diritto da applicare è che «la contrarietà alle pattuizioni raggiunte in sede di mediazione non può neppure in astratto costituire motivo di invalidità della delibera, ma al più concretare inadempimento contrattuale, come tale passibile di differente reazione giuridica da parte del soggetto interessato».(Tribunale di Genova, sentenza n. 3769/16; depositata il 14 dicembre)
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da Anna Maria Cupolillo | Gen 29, 2017 | Senza categoria
Obbligazioni condominiali: regime della parziarietà o della solidarietà?
Le obbligazioni condominiali, in quanto pecuniarie e come tali divisibili ex parte debitoris, difettano del requisito dell’unicità della prestazione; per tale motivo, in assenza di una disposizione normativa diversa, tali obbligazioni non sono soggette al regime della solidarietà, bensì a quello della parziarietà. Questo è quanto sancito dalla Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza n. 199/2017, depositata il 9 gennaio.
Il caso. La proprietaria di un appartamento sito in un Condominio chiedeva al Giudice di Pace competente l’emissione di un decreto ingiuntivo nei confronti dei condomini proprietari dell’appartamento sottostante in linea verticale al proprio, al fine di ottenere il pagamento della quota di competenza relativa al corrispettivo saldato per l’intero dalla ricorrente all’impresa edile incaricata di eseguire alcune opere di ripristino del terrazzo danneggiato da infiltrazioni di acqua piovana. Tale ricorso per decreto ingiuntivo veniva concesso alla ricorrente.
In effetti, in assenza di pagamento da parte del Condominio, l’impresa incaricata aveva richiesto il pagamento dell’intero corrispettivo alla ricorrente, la quale aveva provveduto al relativo saldo.
A conclusione del giudizio di opposizione, il giudice di prime cure revocava il decreto ingiuntivo emesso, rilevando che il riparto delle spese non fosse mai stato ratificato dall’assemblea condominiale.
La sentenza di primo grado veniva impugnata innanzi al Tribunale competente.
Il giudice di seconde cure confermava la sentenza impugnata. A sostegno della propria decisione, i Giudici del gravame rilevavano, seppure con motivazioni diverse da quella esposte dal Giudice di Pace, che nel caso in esame non potesse trovare applicazione l’art. 1110 c.c. (e neppure l’art. 1134 c.c.), in quanto i lavori urgenti per la riparazione del terrazzo erano stati commissionati all’impresa edile dal Condominio, in persona dell’amministratore, il quale aveva peraltro anche designato il tecnico che avrebbe dovuto presentare la D.I.A..
La ricorrente in via monitoria, pertanto, non aveva appaltato lavori nell’inerzia del Condominio e a causa della trascuratezza dei condomini, ma si era limitata al pagamento in favore dell’impresa creditrice dell’intero importo da questa preteso, per poi agire in via di regresso nei confronti dei condebitori condomini che non le avevano versato la rispettiva quota di spettanza.
Nella fattispecie, pertanto, secondo il Tribunale, vi era solo margine – eventualmente – per una azione di ripetizione nei confronti dell’impresa ex art. 2036 c.c., oppure una azione di ingiustificato arricchimento nei confronti dei condomini.
Avverso tale sentenza veniva proposto ricorso per cassazione.
La Corte di Cassazione, confermando integralmente la sentenza del Tribunale, chiariva la natura parziaria delle obbligazioni pecuniarie condominiali. Il principio generale di cui all’art. 1292 c.c., infatti, si applica in caso di obbligazioni per loro natura indivisibili, là dove, se la prestazione è divisibile, la solidarietà deve essere prescritta da una apposita disposizione normativa, senza la quale il regime della parziarietà prende il sopravvento.
Nel caso in esame, infatti, in difetto di una espressa previsione normativa che stabiliva il principio della solidarietà, la responsabilità per il corrispettivo contrattuale preteso dall’appaltatore, incombente su chi avesse l’uso esclusivo del lastrico e sui condomini della parte di edificio cui il lastrico serviva era retta dal criterio della parziarietà, per cui l’obbligazione assunta nell’interesse del Condominio si doveva imputare ai singoli componenti nelle proporzioni stabilite dall’art. 1126 c.c., essendo tale norma non limitata a regolare il mero aspetto interno della ripartizione delle spese.
Avvocato Anna Maria Cupolillo Staff Giuridico Avvocato Express
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da Anna Maria Cupolillo | Gen 29, 2017 | Senza categoria
D. Mediazione: quando il verbale di accordo è titolo esecutivo?
R. In caso di verbale di accordo sottoscritto dalle parti e dagli avvocati, perché l’atto rivesta la qualifica di titolo esecutivo, non è necessario lo specifico inserimento di una clausola che dichiari espressamente il rispetto delle norme imperative e dell’ordine pubblico. (Tribunale di Bari, sez. II Civile, ordinanza 7 settembre 2016)
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da Anna Maria Cupolillo | Gen 29, 2017 | Senza categoria
D. Le ferie non godute quando vanno monetizzate?
R. La norma del CCNL area dirigenze medica e veterinaria che dispone il pagamento delle ferie solo nel caso in cui, alla cessazione del rapporto risultino non fruite per esigenze di servizio o per cause indipendenti dalla volontà del dirigente va interpretato in modo conforme al principio di irrinunciabilità delle ferie, di cui all’art. 36 Cost.. Di conseguenza, si applica solo nei confronti dei dirigenti titolari del potere di attribuirsi il periodo di ferie senza ingerenze da parte del datore di lavoro e non anche nei confronti dei dirigenti privi di tale potere. (Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza n. 2000/17; depositata il 26 gennaio)
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da Anna Maria Cupolillo | Gen 26, 2017 | Senza categoria
D. Le notifiche all’INPS devono essere effettuate al procuratore costituito in giudizio?
R. Nei giudizi a cui partecipa l’INPS, la notifica della sentenza alla parte personalmente anziché al suo procuratore costituito in giudizio, in violazione degli artt. 170 e 285 c.p.c., non è idonea a far decorrere il termine breve per l’impugnazione di cui all’art. 325 c.p.c.. (Corte di Cassazione, sez. VI Civile – L, ordinanza n. 1763/17; depositata il 24 gennaio)
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da Anna Maria Cupolillo | Gen 26, 2017 | Senza categoria
D. Quando il lavoratore va in pensione ha diritto all’indennità sostitutiva del preavviso?
R. La mera comunicazione datoriale di collocamento a riposo del dipendente, emessa sulla base della clausola che prevede l’automatica risoluzione del rapporto di lavoro al conseguimento della massima anzianità contributiva, non è da interpretarsi come comunicazione di licenziamento. Esclusa pertanto in tal caso – e in assenza dell’esercizio del diritto di opzione da parte del lavoratore – la configurabilità di un atto di recesso datoriale, viene meno il diritto all’indennità sostitutiva del preavviso, non ricorrendo in tale ipotesi le finalità sottese alla disposizione di cui all’art. 2118 c.c..(Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza n. 1743/17; depositata il 24 gennaio)
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da Anna Maria Cupolillo | Gen 26, 2017 | Senza categoria
Quando è invocabile la causa di giustificazione del diritto di critica giornalistica?
R. Rientra nella valutazione di merito sull’integrazione della causa di giustificazione l’opera interpretativa del giudice chiamato a distinguere tra effettiva prova di critica giornalistica e comportamento che, invece, mancando di qualsiasi connotato di logica e giustificatezza della analisi, finisca con l’integrare una diffamazione non scriminabile perché consistente in un uso apparente della dialettica, volto a coprire la sola ed effettiva volontà di fare non informazione ma disinformazione, creando suggestioni, proponendo accostamenti indebiti di fatti diversi ma somiglianti rispetto a quelli accaduti e, in una espressione, una immagine consapevolmente ma ingiustificatamente e gratuitamente distorta del soggetto-bersaglio. (Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza n. 3439/17; depositata il 24 gennaio)
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da Anna Maria Cupolillo | Gen 23, 2017 | Senza categoria
Le distanze legali tra fabbricati sono quelle lineari?
Le distanze legali, oggetto della previsione dell’art. 873 c.c., sono lineari; pertanto, a tal fine non possono essere considerate né quelle che si misurano in verticale tra una porzione di fabbricato sottostante e quella sovrastante, né le consistenze immobiliari appartenenti a soggetti terzi. Questo è quanto sancito dalla Corte di Cassazione, sezione II Civile, n. 98/2017, depositata il 4 gennaio.
Il caso. La proprietaria di un immobile sottostante quello dei convenuti si rivolgeva al Tribunale al per far accertare la violazione, da parte di questi ultimi, delle distanze legali in riferimento all’esecuzione di opere murarie. In particolare, chiedeva la demolizione del fabbricato adiacente il cortile di piano terra, del muro perimetrale nell’ampliamento di una centrale termica al secondo piano, della porzione di fabbricato posta a distanza di confine inferiore a tre metri, oltre alla demolizione della parte di fabbricato elevata oltre i massimi consentiti, il tutto con richiesta di risarcimento danni. Il Tribunale rilevava che lo spazio aperto di proprietà dell’attrice, posto al piano terra, doveva qualificarsi come chiostrina e, rispetto ad essa, riscontrava la violazione delle distanze legali rapportate alla centrale termica collocata al secondo piano. Conseguentemente, ordinava la demolizione della citata opera e del parapetto delle chiostrine.
I convenuti soccombenti ricorrevano innanzi alla Corte d’Appello territoriale e vedevano integralmente accolta la loro impugnazione.
Avverso tale sentenza parte appellata proponeva ricorso per cassazione.
La ricorrente, tra i motivi, lamentava che la sentenza appellata avesse accolto l’appello sull’erronea considerazione che l’attrice non fosse legittimata attivamente a proporre le domande di riduzione in pristino in materia di distanze, giacché proprietaria dell’immobile sottostante quello dei convenuti e non già di quello frontista. Lamentava, pertanto, la violazione e falsa applicazione degli artt. 872 ed 873 c.c., nella misura in cui, quale proprietaria del fondo finitimo, avrebbe potuto far valere i corrispondenti diritti e, pertanto, richiedere il rispetto della distanza legale minima. Altresì, affermava essere suo interesse recuperare luce ed aria limitate dalla costruzione dei vicini che avrebbe violato le norme sulla distanza legale dalla chiostrina a piano terra.
La censura veniva rigettata dalla Corte di Cassazione che riconosceva la correttezza della decisione della Corte d’Appello. Quest’ultima, partendo dalla circostanza che l’attrice aveva agito facendo valere la titolarità dell’abitazione posta al piano sottostante, senza specificazione di come avesse rivendicato la violazione delle distanze legali su di un’area di proprietà esclusiva, rilevava che le distanze individuate dall’art. 873 c.c. fossero quelle lineari. Conseguentemente escludeva che le distanze di cui al citato articolo fossero diversamente riferibili all’intervallo intercorrente tra una porzione di fabbricato sottostante e quello sovrastante; parimenti negava che l’articolo citato fosse applicabile agli immobili appartenenti a soggetti terzi.
Per tali motivi, il ricorso quanto a questa censura mossa era rigettato, trovava invece accoglimento la censura relativa alla omessa motivazione in merito alla domanda di risarcimento dei danni subiti a causa delle opere edilizie illecite, non analizzata dal Giudice di seconde cure.
Avvocato Anna Maria Cupolillo Staff Giuridico Avvocato Express
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da Anna Maria Cupolillo | Gen 23, 2017 | Senza categoria
D. Per quale periodo deve essere concessa l’aspettativa?
R. Un’eventuale contestazione disciplinare rispetto alla assenze del lavoratore deve avvenire nel rispetto del principio di immediatezza secondo i canoni di correttezza e buona fede nello svolgimento del rapporto di lavoro. (Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza n. 1319/17; depositata il 19 gennaio)
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