da Anna Maria Cupolillo | Gen 16, 2017 | Senza categoria
D. Accusare i vicini di essere “falsi sordi” è reato?
R. Una coppia viene salvata dalla depenalizzazione del reato di ingiuria. Nessuna condanna quindi per l’assurdo comportamento tenuto, caratterizzato anche dal lancio di alcuni petardi nel cortile dei vicini. (Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza n. 1759/17; depositata il 16 gennaio)
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da Anna Maria Cupolillo | Gen 12, 2017 | Senza categoria
D. Esce dal vagone della metro e rimane bloccata tra i battenti della porta: è sotto accusa l’azienda?
R. Sia in primo che in secondo grado l’episodio è stato addebitato alla condotta disattenta della passeggera. Ora questa visione viene messa in discussione: necessario un approfondimento sull’efficacia delle misure di sicurezza adottate dalla società di trasporti. (Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza n. 249/17; depositata il 10 gennaio)
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da Anna Maria Cupolillo | Gen 12, 2017 | Senza categoria
D. Fatale fu il ciglio erboso: la Provincia può sottrarsi al risarcimento?
R. Il fosso che costeggia la strada asfaltata costituisce parte integrante della carreggiata. La Cassazione delinea i confini dell’obbligo di custodia gravante sulla pubblica amministrazione e della conseguente responsabilità in caso di mancata manutenzione. (Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza n. 260/17; depositata il 10 gennaio)
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da Anna Maria Cupolillo | Gen 12, 2017 | Senza categoria
D. Consumatore abituale di grosse dosi di droga: è spaccio?
R. Uomo inchiodato da un controllo delle forze dell’ordine. Rinvenuto un corposo quantitativo di droga. A fronte delle sue peculiari caratteristiche di consumatore, però, non può essere l’esclusa l’ipotesi di un acquisto finalizzato all’esclusivo uso personale. (Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza n. 1081/17; depositata l’11 gennaio)
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da Avvocato Express | Gen 11, 2017 | Senza categoria
D. L’immanente attualità del pericolo sismico e l’onere della sua prova a carico di chi?
R. Una disputa tra vicini dà occasione alla Corte di Cassazione di ribadire l’orientamento giurisprudenziale prevalente in tema di apprezzamento della pericolosità derivante da costruzioni in violazione o inosservanza delle norme antisismiche. L’attualità del pericolo va valutata in ragione della possibilità sempre incombente, a causa della conformazione del suolo, di un movimento tellurico. Ci si trova quindi in una «situazione d’immanenza del pericolo», all’interno della quale la normativa antisismica prescrive degli accorgimenti tecnici volti alla prevenzione dell’eventuale fenomeno sismico. (Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza n. 198/17; depositata il 9 gennaio)
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da Avvocato Express | Gen 11, 2017 | Senza categoria
D. Le obbligazioni condominiali sono soggette al regime della parziarietà?
R. Si! La Cassazione ribadisce il concetto! Le obbligazioni condominiali, in quanto pecuniarie e come tali naturalmente divisibili ex parte debitoris, difettano del requisito dell’unicità della prestazione. Per tale ragione, in assenza di una disposizione normativa diversa, tali obbligazioni non sono soggette al regime della solidarietà, bensì a quello della parziarietà. (Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza n. 199/17; depositata il 9 gennaio)
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da Avvocato Express | Gen 11, 2017 | Senza categoria
D. L’amministratore è l’unico legittimato a prender visione dell’estratto conto condominiale?
R. Assolutamente no! Nei casi in cui il condominio sia intestatario di un conto corrente, va garantito ad ogni condomino che ne faccia preventiva richiesta l’accesso a copia degli estratti conto, con o senza l’intervento dell’amministratore condominiale. Il novellato art. 1129, comma 7, c.c.. recita: «per il tramite dell’amministratore, ciascun condomino può chiedere di prendere visione ed estrarre copia, a proprie spese, della rendicontazione periodica.» Secondo il Collegio di Roma l’interpretazione corretta della dicitura “per il tramite dell’amministratore” non può essere interpretata come se dicesse “solo attraverso l’amministratore”. Perciò, permanendo in capo ai condomini il diritto di accesso, garantito anche dall’art. 119, comma 4, T.U.B., ne consegue che in capo a questi ultimi non è configurabile un obbligo di richiesta, ma, piuttosto, «di preventiva richiesta nei confronti dell’amministratore». Così si è espresso l’Arbitro Bancario Finanziario, collegio di Roma, con decisione n. 7960/2016 del 16 settembre.
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da Anna Maria Cupolillo | Gen 9, 2017 | Senza categoria
Repechage: come va valutato? obbligo imposto dal datore di lavoro o consenso espresso del lavoratore?
In tema di repechage del lavoratore licenziato, il criterio della vicinanza territoriale, che permette la comparazione con altri dipendenti di altre sedi aziendali, non è obbligatoria, se non nelle ipotesi di licenziamento collettivo; inoltre, spetta al datore di lavoro provare: 1. l’inesistenza di posizioni di lavoro assegnabili al licenziando (o licenziato) per l’espletamento di mansioni equivalenti; 2. in caso di fallimento di ciò, la prospettazione al lavoratore della possibilità di reimpiego in mansioni che, seppur rientranti nel suo bagaglio professionale, sono comunque inferiori a quelle precedenti. Questo è quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, sezione Lavoro, sentenza n. 26467/16, depositata il 21 dicembre.
Il caso. Un lavoratore di una conosciutata catena di supermercati impugnava il proprio licenziamento, motivato dalla soppressione del posto di lavoro. Il Tribunale competente accoglieva la domanda, dando risalto alla possibilità che il dipendente fosse reimpiegato in mansioni equivalenti o inferiori, consentendogli così di conservare il proprio posto di lavoro.
Il datore di lavoro impugnava la sentenza di primo grado innanzi alla Corte d’Appello territoriale che ribaltava il precedente giudizio sul fatto che “la violazione dell’obbligo di repechage […] non aveva formato oggetto di idonee deduzioni in punto di fatto da parte del lavoratore”: quest’ultimo, infatti, non aveva indicato alcuna posizione lavorativa in cui avrebbe potuto essere ricollocato, ma aveva genericamente elencato possibili mansioni a lui attribuibili.
Avverso tale sentenza il lavoratore proponeva ricorso per cassazione.
Innanzitutto, il lavoratore lamentava che, mentre lui, unico manutentore in azienda, era stato licenziato, il datore di lavoro aveva, invece, mantenuto in servizio i due manutentori dei punti vendita vicini. Altresì, il lavoratore aveva dovuto allegare gli elementi in base ai quali era desumibile il contrasto della scelta con gli obblighi di buona fede e correttezza.
Su tale punto, i giudici di legittimità rilevavano come il criterio della vicinanza territoriale, che permetteva la comparazione con altri dipendenti di altre sedi aziendali, non era obbligatoria, se non nelle ipotesi di licenziamento collettivo, come una considerevole giurisprudenza riconosce.
Il lavoratore, altresì, lamentava il fatto che i giudici di secondo grado avessero ritenuto provata l’impossibilità di reimpiegarlo, “in ragione della mancanza di assunzioni nel periodo successivo al licenziamento”, senza però aver tenuto conto delle assunzioni immediatamente precedenti.
Ma anche questo motivo non è stato atteso, in quanto esso introduceva allegazioni nuove, non dedotte nei giudizi di merito, ed era una doglianza “all’evidenza generica”.
Da ultimo, il lavoratore lamentava di essere stato attribuito a suo carico l’onere di dimostrare la propria disponibilità a svolgere mansioni diverse e di livello inferiore, mentre esso doveva necessariamente ricadere sul datore di lavoro, essendo interamente rimessa a quest’ultimo l’individuazione dei tempi del licenziamento e la proposta di un elenco di nuove mansioni.
Secondo la Suprema Corte questo motivo è fondato.
La Corte riconosceva l’inversione dell’onere della prova, ma in situazioni del tutto diverse, quali quelle in cui “la soppressione della posizione lavorativa riguardi uno od alcuni soltanto di più posti omogenei e fungibili presso una stessa sede di lavoro”. Nel caso in esame, però, il lavoratore era l’unico manutentore in servizio, motivo per cui non vi era margine discrezionale, nel caso di riorganizzazione aziendale. L’eventuale patto di demansionamento, anteriore o contemporaneo al licenziamento, aveva bisogno del consenso espresso del lavoratore, al quale però andavano prospettate altre mansioni in cui potrà essere utilizzato.
Pertanto, è il datore di lavoro a dover provare: 1. l’inesistenza di posizioni di lavoro assegnabili al licenziando (o licenziato) per l’espletamento di mansioni equivalenti; 2. in caso di fallimento di ciò, la prospettazione al lavoratore della possibilità di reimpiego in mansioni che, seppur rientranti nel suo bagaglio professionale, sono comunque inferiori a quelle precedenti.
Per questi motivi la Corte di Cassazione cassava la sentenza impugnata e rinviava al giudice d’appello.
Avvocato Anna Maria Cupolillo Staff Giuridico Avvocato Express
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da Anna Maria Cupolillo | Gen 9, 2017 | Senza categoria
D. L’opposizione a precetto è soggetta alla sospensione feriale?
R. L’opposizione a precetto, con la quale si contesta alla parte istante il diritto di procedere ad esecuzione forzata quando questa non è ancora iniziata, rientra, come tutte le cause di opposizione al processo esecutivo, tra i procedimenti ai quali non si applica, neppure con riguardo ai termini relativi ai giudizi di impugnazione, la sospensione dei termini processuali durante il periodo feriale, ai sensi degli artt. 3, legge n. 742/1969, e 92 dell’ordinamento giudiziario. (Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza n. 95/17; depositata il 4 gennaio)
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da Anna Maria Cupolillo | Gen 9, 2017 | Senza categoria
D. Le distanze legali tra fabbricati sono quelle lineari?
R. Sono lineari le distanze legali oggetto della previsione dell’art. 873 c.c.; pertanto a tal fine non possono essere considerate né quelle che si misurano in verticale tra una porzione di fabbricato sottostante e quella sovrastante, né le consistenze immobiliari appartenenti a soggetti terzi. (Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza n. 98/17; depositata il 4 gennaio)
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