Condominio e mediazione

Condominio e mediazione

Il Condominio non aderisce alla mediazione facoltativa: deve risarcire chi l’ha convocato?

Se l’attore convoca il Condominio in mediazione, pur non rientrando nelle materie per le quali questa procedura è obbligatoria, per ragioni di mera opportunità e questi non aderisce all’invito, anzi la ostacola, facendola fallire, allora dovrà risarcire all’attore, a titolo di maggior danno ex artt. 1218 e 1224 c.c., le spese sostenute per questa procedura. Questo è quanto deciso dal Tribunale di Milano, sez. XI Civile, sentenza n. 9205/2016 depositata il 21 luglio.

Il caso. La ditta attrice forniva il servizio di riscaldamento al Condominio convenuto in virtù di un “contratto di gestione a megawatt per il riscaldamento”. Col subentro del nuovo amministratore, il contratto era stato disdetto e, nonostante i numerosi solleciti, risultava creditrice di una discreta somma per fatture inevase. Per non gravare troppo sulle spese di contenzioso, la ditta attrice, pur non rientrando nei casi di mediazione obbligatoria, attivava tale procedura, che, però, non andava a buon fine per la mancata collaborazione del Condominio convenuto. Infatti, assente al primo incontro comunicava di aver versato un primo acconto parziale a saldo di una fattura e quale anticipo su un’altra e contestava un asserito vizio di notifica; al secondo incontro, l’amministratore interveniva soltanto per evitare le sanzioni di legge, così che non era stato possibile addivenire ad un accordo bonario e la ditta attrice subiva un ulteriore esborso pari ad € 948,00 (di cui € 410,00 per le spese di mediazione ed € 538,00 per l’assistenza legale obbligatoria). Dopo un anno dalla fine della fallita mediazione, l’attrice citava in giudizio il Condominio per il recupero del restante credito, dei relativi oneri accessori e per l’indennizzo del maggior danno subito per i costi della procedura di mediazione ex artt. 1218 e 1224 c.c.  Venivano accolte le richieste di parte attrice e confermata l’ordinanza ex art 186-ter, emessa in corso di lite contro il Condominio (contumace) e notificata a mani dell’amministratore.

Il Tribunale adito rilevava che la materia non rientrava tra quelle disciplinate dalla legge e, pertanto, non era obbligatorio esperire la procedura della mediazione ma tuttavia era opportuna dal momento che  un eventuale accordo avrebbe giovato ad entrambe le parti, palesemente sarebbe stato a vantaggio del debitore ed avrebbe contribuito alla risoluzione rapida della lite, riducendo i tempi di giustizia.

Il Giudice di prime cure specificava: “In definitiva, in quanto lo strumento della mediazione è obiettivamente funzionale ad evitare – con minimi costi per il convenuto – il presente giudizio nell’interesse di entrambe le parti e del sistema Giustizia, si tratta di spese senz’altro causalmente inerenti il recupero del credito, da porre pertanto a carico del debitore”.

Pertanto, dato che il presente giudizio era stato azionato per la mancata collaborazione e per il ostinato inadempimento del Condominio, il G.I. lo dichiarava soccombente condannandolo alle spese di lite, calcolate secondo i minimi tariffari ex D.M. n. 55/2014 ed a rifondere il maggior danno, ai sensi degli artt. 1218 e 1224 c.c., per i costi di mediazione (come ut supra calcolati) di cui parte attrice aveva dato ampia prova documentale.

Avv. Anna Maria Cupolillo Staff Giuridico Avvocato Express

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RIFORMA PROCESSO CIVILE

RIFORMA PROCESSO CIVILE

D. Varato decreto dal C.D.M. su riforma processo civile e altro?

R. Si è riunito, martedì 30 agosto 2016, il Consiglio dei Ministri che ha approvato il decreto legge contenente misure urgenti per la definizione del contenzioso pendente dinanzi alla Corte di Cassazione, per garantire l’efficienza degli uffici giudiziari mediante interventi di carattere organizzativo e per l’armonizzazione, in vista dell’avvio previsto per il 1° gennaio 2017, del processo amministrativo telematico con il codice dell’amministrazione digitale. Prorogato, altresì, al 31 dicembre 2017 il termine di pensionamento per gli uffici di vertice della Cassazione, del Consiglio di Stato, della Corte dei Conti e dell’Avvocatura dello Stato. Ha varato, anche, l’ennesima riforma del processo civile. Sostanzialmente abolito l’atto di citazione e le cause si incardineranno con il ricorso. Ciò comporterà che sarà il magistrato, e non più l’avvocato, a stabilire la data della prima udienza (verrà fissata a distanza di anni?) e il convenuto dovrà articolare subito le sue difese e mezzi di prova. In teoria alla prima udienza il giudice potrebbe decidere la causa. I termini per l’appello, giorni trenta, decoreranno dalla lettura della decisione e/o dalla sua comunicazione. Gli avvocati saranno costretti ad essere più precisi nella redazione delle difese in quanto dovranno subito impostare la causa e i mezzi istruttori (come nel processo amministrativo) e verrà intensificata la sanzione per lite temeraria (sino ad Euro 10.000,00 di multa comminabile). A nostro avviso il legislatore sposta sempre di più il processo civile verso quello amministrativo ad esclusione della fase dell’introduzione della causa che ricorda più quella del lavoro. Anche il ricorso per Cassazione dovrebbe diventare più snello ampliando la procedura in camera di consiglio (senza l’intervento delle parti e del P.M.) tranne i casi ove la discussione in pubblica udienza sia necessitata dalla rilevanza e dalla particolarità della questione di diritto. L’importante è che non si trasformi la camera di consiglio in quella di un camerone! Riforma interessante purchè la fissazione della prima udienza, a cura del magistrato, non avvenga a distanza di uno o due anni in base al carico del contenzioso.

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Prestazioni sessuali in videoconferenza

Prestazioni sessuali in videoconferenza

Le prestazioni sessuali eseguite in videoconferenza sono atti di prostituzione?

Le prestazioni sessuali eseguite in videoconferenza, in modo da consentire al fruitore delle stesse di interagire in via diretta ed immediata con chi esegue la prestazione, con la possibilità di richiedere il compimento di atti sessuali determinati, assume valore di atto di prostituzione e configura il reato di sfruttamento della prostituzione a carico di coloro che abbiano reclutato gli esecutori delle prestazioni o ne abbiano consentito lo svolgimento, creando i necessari collegamenti via internet e ne abbiano tratto guadagno, in quanto il collegamento in videoconferenza consente all’utente di interagire con chi si prostituisce, in modo tale da potere richiedere a questi il compimento di atti sessuali determinati, che vengono immediatamente percepiti da chi ordina la prestazione sessuale a pagamento. Ciò è quanto stabilito dalla Corte di Cassazione nella sentenza n. 17394/2015, depositata il 27 aprile.

Il caso. Il Tribunale adito dichiarava l’imputato responsabile di tentativo di induzione alla prostituzione di diverse donne, di induzione e favoreggiamento della prostituzione di diverse donne, del reato di cui all’art. 609-octies c.p. (violenza sessuale di gruppo) in danno di una di queste, del delitto di cui agli artt. 81 e 609-bis c.p. (violenza sessuale) commesso in danno di altre donne e del delitto di cui agli artt. 56, 629 c.p. (tentativo di estorsione) commesso in danno di altre ancora.

La Corte d’Appello territoriale confermava la decisione di primo grado.

Contro tale decisione, l’imputato proponeva ricorso per cassazione.

Con un primo motivo, il ricorrente lamentava vizio di motivazione in relazione alla ritenuta sussistenza del reato ex art. 609-octies c.p. nei confronti di una donna con riguardo al diniego di rinnovazione della istruttoria dibattimentale, al fine di procedere a nuovo esame della persona offesa e di disporre perizia psichiatrica sulla stessa. Tale motivo veniva ritenuto infondato da parte del Collegio poiché il giudizio di attendibilità e di credibilità della persona offesa formulato dal Giudice di merito era sorretto da una argomentazione del tutto condivisibile. Secondo gli Ermellini, era esente da vizi, altresì, l’argomentazione del Giudice di merito con riguardo al rigetto della invocata riapertura della istruttoria dibattimentale, al fine di disporre perizia psichiatrica sulla persona offesa. Il Collegio ricordava che “la rinnovazione della istruttoria in appello, posta la presunzione di completezza della già svolta indagine probatoria dibattimentale, soltasi in primo grado, è istituto di carattere eccezionale al quale può farsi ricorso esclusivamente quando il giudice ritenga, nella sua discrezionalità, di non poter decidere allo stato degli atti. Nel caso di specie, il rigetto della istanza da parte della Corte territoriale risulta sorretto da ampia ed esaustiva giustificazione”.

In relazione al motivo con il quale il ricorrente contestava la sussistenza del reato di induzione e favoreggiamento della prostituzione, la Suprema Corte osservava che “nella nozione di prostituzione deve farsi rientrare qualsivoglia attività sessuale, posta in essere dietro corrispettivo di denaro, anche se priva di contatto fisico tra prostituta e cliente, i quali possono trovarsi addirittura in luogo diverso. Unica condizione è la possibilità per il secondo di interagire con la prima”. Infatti, ricordava il Collegio che, secondo la giurisprudenza di legittimità, “le prestazioni sessuali eseguite in videoconferenza, in modo da consentire al fruitore delle stesse di interagire in via diretta ed immediata con chi esegue la prestazione, con la possibilità di richiedere il compimento di atti sessuali determinati, assume valore di atto di prostituzione e configura il reato di sfruttamento della prostituzione a carico di coloro che abbiano reclutato gli esecutori delle prestazioni o ne abbiano consentito lo svolgimento, creando i necessari collegamenti via internet e ne abbiano tratto guadagno, in quanto il collegamento in videoconferenza consente all’utente di interagire con chi si prostituisce, in modo tale da potere richiedere a questi il compimento di atti sessuali determinati, che vengono immediatamente percepiti da chi ordina la prestazione sessuale a pagamento”. Sul punto, a parere del Collegio, la Corte d’Appello aveva svolto un’argomentazione esente da vizi, mettendo in risalto come gli elementi costituenti il quadro probatorio avessero consentito di dimostrare, oltre ogni ragionevole dubbio, l’attività di reclutamento, induzione e sfruttamento della prostituzione posta in essere dall’imputato.

Per le ragioni appena esposte, la Suprema Corte dichiarava inammissibile il ricorso e condannava il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

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Attestazione di conformità irregolare

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D. Attestazione di conformità irregolare: è nullo l’atto notificato via PEC se non c’è lesione del diritto di difesa?

R. È un’interpretazione eccessivamente formalistica, secondo la Corte d’appello di Milano, quella che ritiene nulli gli atti processuali in conseguenza di qualsiasi violazione della disciplina della notifica a mezzo PEC. (Corte d’appello di Milano, sez. IV Civile, sentenza n. 3083/16; depositata il 21 luglio)

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Sostanze stupefacenti in auto

Sostanze stupefacenti in auto

D. Beccato con 58 grammi di cocaina in auto: lo spaccio è catalogato come “fatto lieve”?

R. Inequivocabile il dato relativo alla droga rinvenuta dalle forze dell’ordine nell’automobile. Ciò nonostante, è possibile catalogare come “fatto lieve” la condotta dell’uomo finito sotto accusa per spaccio. Per i giudici rilevante anche il confezionamento: la cocaina era contenuta in un unico involucro, occultato nella vettura. (Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza n. 35598/16; depositata il 29 agosto)

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Induzione indebita tentata

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D. Induzione indebita tentata: il vantaggio illecito del privato è necessario?

R. Il tentativo di induzione indebita non richiede, per il suo perfezionamento, che il privato abbia conseguito un indebito vantaggio, in quanto detto elemento appartiene alla sola forma consumata della suddetta ipotesi delittuosa. (Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza n. 35271/16; depositata il 22 agosto)

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Impedimento dell’avvocato e istanza di rinvio

Impedimento dell’avvocato e istanza di rinvio

D. Se il difensore è ammalato, il Giudice può accogliere la richiesta di  rinvio del giudizio se l’impedimento non è documentato?

R. È legittimo il provvedimento con cui il giudice non accolga una richiesta di rinvio per impedimento documentato da un certificato medico che si limiti ad attestare l’infermità con esiti febbrili, senza indicare la sua attitudine a determinare l’impossibilità a lasciare l’abitazione. (Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza n. 35258/16; depositata il 22 agosto)

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Esame di avvocato e commissione incompleta

Esame di avvocato e commissione incompleta

D. Se manca un magistrato in commissione è nulla la bocciatura agli orali dell’aspirante avvocato?

R. La l. n. 247/12 ha riformato l’esame di abilitazione forense, ma occorre distinguere tra i nuovi criteri per lo svolgimento dell’esame la cui vigenza è stata transitoriamente derogata di quattro anni e quelli per la formazione delle commissioni d’esame che, invece, sono immediatamente applicabili: i rappresentanti delle tre categorie professionali (avvocati, professori/ricercatori universitari e magistrati), nelle proporzioni dettate dall’art. 47 l. n. 247/12, dovranno partecipare a tutte le operazioni dell’esame, pena la sua nullità.  (Tar Molise, sez. I, sentenza n. 335/16; depositata il 17 agosto)

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Il Condominio e la sua non adesione alla mediazione

Il Condominio e la sua non adesione alla mediazione

D. Se il condominio non aderisce alla mediazione facoltativa, è tenuto a risare chi l’ha convocato?

R. Se l’attore convoca il condominio in mediazione, pur non rientrando nelle materie per le quali questa procedura è obbligatoria (nella fattispecie si trattava di un recupero crediti per fatture inevase), per ragioni di mera opportunità (risparmio di costi e di tempi di giustizia) e questi non aderisce all’invito, anzi la ostacola, facendola fallire, allora dovrà risarcire all’attore, a titolo di maggior danno ex artt.1218 e 1224 c.c., le spese sostenute per questa procedura (costi per la mediazione e per la parcella del legale). (Tribunale di Milano, sez. XI Civile, sentenza n. 9205/16, del 21 luglio)

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Induzione indebita tentata

Impugnazioni e iscrizione dopo il deposito della “velina”

D. E’ nulla la citazione in appello se  l’iscrizione è avvenuta con il deposito della “velina”?

R. La Seconda Sezione Civile richiede l’intervento delle Sezioni Unite in relazione ad un caso di citazione in appello non seguita da iscrizione a ruolo dell’appellante e sull’iscrizione a ruolo avvenuta con deposito di una “velina” e non dell’originale della citazione di appello. (Corte di Cassazione, sez. Unite Civili, sentenza n. 16598/16; depositata il 5 agosto)

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