da Anna Maria Cupolillo | Lug 6, 2016 | Senza categoria
D. Al via l’erogazione della nuova carta d’identità elettronica
R. 199 i comuni italiani in cui, dal 4 luglio 2016, è possibile richiedere il rilascio della Cie, disposta con circolare del Viminale. La richiesta è possibile per primo rilascio, deterioramento, furto o smarrimento del proprio documento cartaceo. (Circolare n. 10/2016)
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da Anna Maria Cupolillo | Lug 5, 2016 | Senza categoria
D. Si devono calcolare le assenze del lavoratore se queste dipendono dal datore di lavoro?
R. Le assenze del lavoratore per malattia non giustificano il recesso del datore di lavoro se l’infermità dipende dalla nocività delle mansioni o dell’ambiente di lavoro che non siano state eliminate o prevenute da parte dello stesso datore. Pertanto, se la malattia si aggrava in conseguenza di omissioni di cautele doverose da parte sua, le assenze non sono rilevanti ai fini del calcolo del periodo di comporto. (Corte di Cassazione, sez. Unite Civili, sentenza n. 13535/16; depositata il 1° luglio)
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da Anna Maria Cupolillo | Lug 5, 2016 | Senza categoria
D. Irragionevole durata del processo: si computa anche il periodo in cui il ricorrente era minorenne?
R. Con il caso prospettato, la Corte ha avuto modo di esprimere il principio di diritto secondo il quale, nel calcolo del periodo temporale per il risarcimento non patrimoniale da irragionevole durata del processo, va computato anche il periodo nel quale il minore – nelle more divenuto maggiorenne – agiva in giudizio con la rappresentanza dei genitori. (Corte di Cassazione, sez. VI Civile, sentenza n. 13560/16; depositata il 1° luglio)
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da Anna Maria Cupolillo | Lug 5, 2016 | Senza categoria
D. Riparto di giurisdizione tra giudice ordinario e amministrativo: quali gli elementi scriminanti?
R. Le Sezioni Unite della Cassazione si esprimono in relazione al riparto di giurisdizione tra giudice ordinario e amministrativo. Il rapporto di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni e l’assenza di impugnazione di atti macro-organizzativi comportano la sussistenza della giurisdizione ordinaria. (Corte di Cassazione, sez. Unite Civili, sentenza n. 13530/16; depositata il 1° luglio)
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da Anna Maria Cupolillo | Lug 4, 2016 | Senza categoria
Se c’è ampliamento volumetrico è “nuova costruzione”
Se è stato effettuato un aumento volumetrico non si può parlare né di ristrutturazione né di ricostruzione, bensì di nuova costruzione, e in quanto tale deve sottostare alla normativa sulle distanze vigente al momento dell’edificazione. Questo è quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza n. 12527/2016, depositata il 17 giugno.
Il caso. I proprietari di un immobile ricorrevano innanzi al giudice competente al fine di ottenere il risarcimento dei danni occorsi alla loro proprietà statisticamente danneggiata da opere di scavo effettuate in una casa confinante nonché la richiesta di arretramento della costruzione, collocata a distanza inferiore a quella prevista dalla normativa. La difesa avversaria si basava, invece, sull’usucapione del diritto di mantenere il nuovo edificio alla distanza inferiore a quella legale.
Venivano quindi chiamati in causa il direttore dei lavori, la ditta incaricata dei lavori nonché le compagnie assicuratrici.
Il Tribunale competente accoglieva la domanda di risarcimento del danno riconoscendo al somma di € 18.878,00, importo che nel giudizio d’appello veniva aumentato a € 29.170,00.
Non soddisfatti, i danneggiati proponevano ricorso in Cassazione, lamentando anche la falsa applicazione delle norme sulle distanze legali tra edifici.
Sul punto, il Tribunale competente aveva rigettato la domanda motivando che la nuova costruzione era stata costruita “esattamente” dove vi era la vecchia abitazione, ritenendo, perciò, che non fosse subordinata alle leggi attualmente vigenti. I ricorrenti, però, nel giudizio d’appello avevano osservato che, sulla base della giurisprudenza consolidata, nel caso in cui sia stata edificata una nuova costruzione, anche con aumento della volumetria, la stessa doveva rispettare le norme attuali.
La Corte d’Appello, nonostante il C.T.U. avesse riconosciuto che la previsione del mantenimento di parte del vecchio immobile sarebbe stata prevista proprio ai soli fini elusivi delle norme sulle distanze, ha, invece, fondato la propria motivazione sulla base della ricostruzione della ratio dell’art. 873 c.c.
Tale sentenza viene cassata dalla Suprema Corte che afferma che la ricostruzione dell’immobile non deve arrecare alcun novum esterno per consentirne l’edificazione ad una distanza difforme da quella stabilita dalla normativa vigente. Già le Sezioni Unite, con ordinanza n. 21578 del 19/10/2011, avevano chiarito i criteri per distinguere: 1) ristrutturazione: si ha quando gli interventi, comportanti modifiche esclusivamente interne, abbiano lasciato inalterati i componenti essenziali dell’edificio, quali i muri perimetrali, le strutture orizzontali e la copertura; 2) ricostruzione: quando i predetti componenti essenziali dell’edificio preesistente siano venuti meno per evento naturale o volontaria demolizione e l’intervento consista nel loro esatto ripristino, senza alcuna variazione rispetto alle originali dimensioni dell’edificio, e in particolare senza aumenti della volumetria; 3) nuova costruzione: allorquando sussistano, invece, tali aumenti. In tal caso la costruzione dovrà essere sottoposta alla normativa, in tema di distanze, vigente al momento della (nuova) edificazione.
Nel caso in esame, essendo emerso come dato indiscusso che lo spazio volumetrico fosse stato ampliato, gli Ermellini hanno, pertanto, ritenuto che non si debba parlare né di ristrutturazione né di ricostruzione, bensì di nuova costruzione. Conseguentemente, la sentenza viene cassata e la vicenda rinviata alla Corte d’Appello per essere nuovamente esaminata.
Avvocato Anna Maria Cupolillo Staff Giuridico Avvocato Express
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da Anna Maria Cupolillo | Lug 4, 2016 | Senza categoria
D. Se il Giudice sbaglia nell’interpretare una norma è corretta la compensazione delle spese del giudizio?
R. Se il capo della sentenza riformato è dovuto a un errore interpretativo del Magistrato e la parte è rimasta contumace è corretta la decisione di compensare le spese di lite. (Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 3, ordinanza n. 13494/16; depositata il 30 giugno)
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!”
da Anna Maria Cupolillo | Lug 4, 2016 | Senza categoria
D. Ne bis in idem: un sospettato può essere nuovamente sottoposto a indagini?
R. Occorre tuttavia che le precedenti indagini condotte in un altro Stato siano state concluse senza un’istruzione approfondita; con la precisazione che la mancata audizione della vittima e di un eventuale testimone costituisce, secondo la Corte, un indizio della mancanza di una siffatta istruzione. (Corte di Giustizia UE, sentenza 29 giugno 2016, causa C-486/14)
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da Anna Maria Cupolillo | Lug 1, 2016 | Senza categoria
Il rinvio del PAT, il primo codice di giustizia contabile, una difesa rafforzata nel processo penale …
… è stato un cdm “ricco” quello che si è svolto nella serata di giovedì 30 giugno scorso. Per cominciare, è stato approvato il d.l. n. 117/16 che proroga di sei mesi, dal 1° luglio 2016 al 1° gennaio 2017, l’avvio del processo amministrativo telematico. Durante la stessa seduta, la “stagione dei codici”, così viene definita dal Governo, ha visto in dirittura di arrivo il primo codice di giustizia contabile, esaminato in prima lettura. Infine, con l’approvazione del d.lgs. di attuazione della direttiva del 2013, viene rafforzata la difesa nel procedimento penale e nel procedimento di esecuzione del mandato d’arresto europeo.
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da Anna Maria Cupolillo | Lug 1, 2016 | Senza categoria
D. Per la condanna penale di un avvocato, la valutazione della condotta “irreprensibile” spetta al COA?
R. Il CNF in qualità di Giudice del rinvio afferma che la valutazione del requisito della condotta irreprensibile, necessario ai fini della iscrizione all’albo avvocati, va compiuta dal COA in modo autonomo e indipendente anche dall’esito del procedimento penale che ha coinvolto l’interessato, la cui condanna penale non comporta un’automatica inibizione dell’iscrizione. (Consiglio Nazionale Forense, sentenza n. 158/15; depositata il 30 ottobre)
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D. E’ inammissibile il ricorso di un avvocato per scadenza dei termini d’impugnazione?
R. E’ inammissibile in quanto tardivo l’appello proposto oltre il termine di legge (nella specie, 20 giorni dalla notifica della decisione ex art. 50 R.dl. n. 1578/1933, applicabile ratione temporis), giacché i termini per la impugnazione delle decisioni sono perentori e non possono pertanto essere prorogati, sospesi o interrotti, se non nei casi eccezionali espressamente previsti dalla legge. (Consiglio Nazionale Forense, sentenza n. 159/15; depositata l’11 novembre)
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